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Canta con noi!

Se vuoi cantare insieme a noi puoi passare a trovarci:
ci incontriamo il MARTEDÌ, intorno alle 21,
in via Ternengo in Torino, presso i locali dell'oratorio
della parrocchia di Gesù Operaio.
Puoi anche telefonare o mandare una mail al coro, per informazioni
o per richiedere qualche nostro cd:
Antonio 349 31 91 700   segreteria@coroalpette.org
Riccardo 335 7204724  presidenza@coroalpette.org
info@coroalpette.org 

Pensieri e ricordi

Paolo Ferrandi
tenore primo

Le prove

È una serata di prove,
come ogni martedì.
Alle 20,45 si apre il cancello dell'oratorio che immette nel campo di calcio, sotto il porticato, sulla
rampa di scale e infine nel salone dove si svolgono le prove di canto.
Il passo dei coristi che, in gruppo “sparso" si apprestano a salire le scale è meno elastico del solito,
pare titubante, certamente sono preoccupati: stasera prova generale!
Qualcuno, i soliti secchioni, dispongono le sedie a semicerchio in doppia fila, attorno alla scrivania
che dalla pedana domina la scena. I coristi prendono posto e parlottano sottovoce in un brusio
soffocato, in attesa che arrivi Lui.
Finalmente si sente un passo cadenzato che si avvicina velocemente ed é Lui,  il nostro maestro
Andrea Ferrero Merlino dottore in legge, avvocato tirocinante, che fa il suo ingresso trionfale nel
salone. Dinoccolato, in completo abito gabardine grigio perla, con giacca rigorosamente aperta sul
davanti, sventola una cromatica cravatta tipo "Regimental" blu a righe nere. Il viso gioviale, imberbe
e sorridente, il ciuffo nero e ribelle che gli cade sulla fronte, le spalle curve (un po’ più curve da
quando ha “impalmato” una certa Barbara) e leggermente asimmetriche a causa di un borsone di pelle che si trascina dietro perennemente. Con la mano sinistra, sorregge il borsone pieno di “cause pendenti”, mentre con la destra si fruga freneticamente in tasca alla ricerca disperata del diapason che non riesce mai trovare. Andrea prende posto dietro la scrivania, saluta i coristi con il suo più
radioso sorriso, posa la borsa al suo fianco raddrizzando così schiena e spalle in modo normale ed
esordisce dicendo: "mi raccomando ragazzi cantando sorridete, sorridete" Poi, dopo i rituali gorgheggi
per "scaldare la voce" da' inizio alle prove con lo sguardo attento sui coristi. I ventisei sono divisi in
quattro gruppi vocali posti su due file a semicerchio, che partendo dalla sinistra si alternano
rispettivamente in: tenori secondi, tenori primi, bassi e baritoni.
I coristi schierati di fronte a lui, sono come ipnotizzati dal canto, soggiogati da una forza magnetica
che li rapisce e li trasporta in un mondo fatato, dove un connubio di luci ed ombre si rincorrono,
perpetrando un alternarsi di colori e figure indefinite in continuo movimento.
Adriano Fuser é il primo "secondo" della prima fila. È uno forte, sia per la taglia che è accolta con
soddisfazione dalla sua sedia personale, sia per la voce che risuona argentina nei pezzi da solista. Una
sera di maggio particolarmente inebriato dal profumo delle rose e forse anche da qualche bicchiere di
"tocai", ha confidato al vicino " mi son nen secondo, mi me sento baritono " Tutti uguali questi veneti
" ghe faso ! tuto mi" Il Presidente, per tranquillizzarlo, gli ha promesso il raddoppio del compenso annuale.
Federico Zumaglini, ha iniziato a cantare con i pantaloncini corti e, pur essendo il più giovane del gruppo, è un anziano corista. Svolge la funzione di segretario di fiducia del maestro poiché riesce a seguire con prontezza, grazie alle doti acrobatiche come motociclista, ogni balzana richiesta, in ordine musicale, che Andrea possa inventare e richiedere. Il Presidente, con finta indifferenza ma pronto alla censura, lo segue sempre arroccato sul sellino posteriore.
Riccardo Ciocchetti, sssttt… lui é il Presidente e come tale al disopra di ogni sospetto (si sussurra,
però, sia stato eletto grazie ai brogli nelle schede e alle raccomandazioni di un certo Cavaliere della
Brianza... non meglio identificato). Il Presidente discute sempre sorridendo, ammonisce e sorride, si
complimenta e sorride. Sorridendo mette i paletti, per organizzare, disciplinare, dirigere la “nave”
del coro, in mari tranquilli e porti sicuri. Se non fosse per il suo ingegno da ingegnere, gli sprovveduti
cantori potrebbero incautamente naufragare. Qualche volta canta.
Ferruccio Boasso é la mente cibernetica del gruppo e come tale si deve asciugare di continuo le
copiose gocce di sudore che sgorgano dall'ampia fronte, mentre i neuroni girano a mille. Un'altra sua
attività importante é quella di inventare, preparare, farcire, assaggiare e distribuire, con l'aiuto di
volontari recalcitranti che riesce a sottomettere solo con il suo possente fisico, i sontuosi rinfreschi
dei dopo concerti. Il Presidente, gemellato ai genovesi nella tirchieria, gli rende l'impresa ogni volta
più ardua, dato i miseri fondi che elargisce, dopo preghiere e lacrime.
Piero Felisio è un " basso". Quando lo dice in giro nessuno gli crede con il suo metro e ottanta di altezza, ma nonostante ciò é un basso. Ultimo acquisto del coro si é subito contraddistinto per l'impegno e l'assiduità nelle prove. Oltre al dono della voce, ha la passione per le foto sin da quando era un giovane galoppino di Playboy, dallo sguardo vigile e dalla mente fervida. Con il nostro coro, solo maschile, non sempre riesce a mettere a fuoco l'obiettivo. Il Presidente, accortosi del disagio, è sempre in prima fila, per illuminare, con il suo più smagliante sorriso, tutte le foto.
Luciano Caligaris detto Caliga, è il veterano del coro, uno dei più “anziani” con oltre quarant’anni di
attività. È la memoria storica delle partiture musicali eseguite nel corso degli anni. Un esempio per
tutti, cui si guarda con ammirazione e rispetto. Oltre alle qualità canore, è stato il primo a valorizzare il prestigio del coro, in campo nazionale ed internazionale, con la sua perizia di cuoco estroso e sagace. Il Presidente, abusando della propria autorità, lontano da occhi indiscreti, esige
sempre un sostanzioso assaggio di verifica per ogni portata.
Enzo Ottone apre la serie dei baritoni della prima fila. Anche lui come Caliga è una colonna portante
del coro, diverso solo nella voce, con la stessa anzianità corale e grandi meriti. Noi tutti siamo un po’
gelosi della simbiosi che Enzo ha con il maestro: sorride e il maestro gli sorride, il maestro sorride e
lui gli sorride, canta sorridendo felice mentre la voce sgorga armoniosa e si diffonde. Capostipite dei
baritoni, con la sua voce eclettica, estasiato della melodia e dimentico del suo ruolo, canta anche da
basso, sempre sorridendo. Il Presidente, nonostante il doppio lavoro, gli ha ripetutamente negato
l'aumento del “premio di produzione”.
Bruno Carrà si distingue subito perché è bruno e gira costantemente con il registratore portatile. È bramoso di captare ogni nota possibile, per imparare in modo perfetto ogni canzone. Nell’impari lotta contro il tempo perduto, spia ogni mossa dei suoi compagni di reparto, seguendo come un'ombra il gruppo in ogni luogo. Il Presidente ha promesso solennemente in pubblico, un ricambio delle pile del registratore, entro cinque anni, a fondo perduto.
Intanto la prova continua, il sorriso del maestro si è fatto un po’ meno radioso, la giacca è sulla
sedia, la cravatta slacciata, i gesti un po’ meno fluidi. Si ripete per la quarta volta lo stesso brano,
che il coro continua a eseguire con dissonanti cacofonie.
Giorgio Bava è il primo della seconda fila. Anch'egli é della “vecchia” guardia e della stessa scuola dei baritoni. La sua voce dal timbro romantico, resta immortalata nella
canzone "Baita Alpina ", suscitando sospiri e lacrime per intere generazioni. Ma il pezzo dove si esalta
senza ritegno, é una marcetta in cui si esibisce nel suono dei piatti, con una maestria che rasenta la
perfezione, complice la vibrazione ritmata dei suoi prosperosi baffi. Il dubbio che attanaglia il
maestro e tutti i coristi é che riesca di nascosto a suonare i piatti del dessert, che si porta da casa. Il
Presidente nel dubbio ha già ordinato un servizio completo da dodici.
Felice Sacchi siede accanto a Giorgio; non sempre è felice. Appassionato cantore d'oltre confine
cittadino, affronta con impavido coraggio il disagio della distanza e del tempo per essere presente
alle prove, dove la sua voce pacata e pastosa è importante per l'amalgama del gruppo. L’unico
vincolo contrattuale per l'autorizzazione a cantare, stipulato in segreto, é la fornitura mensile al
Presidente, di quelle deliziose acciughe che i suoi amici d'infanzia pescano nel mar dei Sargassi. Il
Presidente, messo alle strette dai coristi, nega spudoratamente.
Bruno Nicastro è arrivato in punta di piedi, quasi in penombra per non disturbare, poi è esploso in tutta la sua lucentezza quando ci ha confessato, in una buia serata di prove per mancanza di luce, che lavorava come tecnico delle luci alla Rai, illuminando scene di studi televisivi, teleromanzi, telefilm e talvolta, suo malgrado, anche telenovele per soli adulti... Da quel giorno è diventato il faro della sezione dei baritoni, e l'illuminato nel consiglio direttivo. Sempre armato di registratore e cuffie, capta ogni nota con emotività e passione. E' il terrore del maestro, che teme costantemente di essere ricattato per le curiose e proibite amenità che ci racconta durante le prove...
Gianantonio Carbonere, finalmente dopo due anni di assidue prove con l'ausilio di gustosi salami e
pintoni di vino D.O.C. di origine tassativamente piemontese, è riuscito a farsi riammettere al gruppo.
Il bell’Antonio aveva abbandonato il coro anni addietro, per motivi oscuri, (i più vecchi del coro sostengono per un amore senza speranza in un villaggio sperduto della Patagonia). Il Presidente gli ha sequestrato il telefonino per evitare messaggini compromettenti durante le prove.
Simone Vendramin oltre ad essere corista appassionato, ha la sua valenza come trifolaio (lo si nota a
prima vista dal talentuoso naso). È inoltre coordinatore del proprio gruppo per la Protezione Civile,
poi organizzatore di pantagruelici pranzi e storiche bevute in occasione dei raduni degli alpini ed ancora operatore per beneficenza nel restauro di scuole, monumenti e chiese nei paesi del terzo
mondo. Tutti si chiedono dove trovi il tempo per cantare, potrebbe essere una controfigura. Il Presidente, al colmo dell’eccitazione durante un raduno, si è impegnato con riserva, per dedicargli un monumento economico, in data da stabilirsi.
Lorenzo Valle è gran commerciante di vini, veterano corista e profondo pensatore; ha dovuto meditare più di vent'anni, mentre insegnava a giovani e volenterose fanciulle l'arte della pallacanestro. Si è dileggiato poi come cuoco, armeggiando in prestigiosi ristoranti tra arrosti, salsiccie e fagiolini prima di tornare, roso dal rimorso, a cantare tra i vecchi amici. Il figliol prodigo è stato accolto con grandi onori. Si è subito inserito nel suo vecchio ruolo, come basso di peso, adattando la sua profonda e poderos voce all'armonia del canto. Ormai è tornato un di noi.
Michele Dentis è un basso di pregevole levatura in qualsiasi senso si voglia interpretare, sia come
voce sia come stazza. È anche il fornitore ufficiale di formaggi e porchetta presi in prestito nella
cascina degli zii, rinomati produttori, e per questo è il più “coccolato” dal Presidente. Per ovviare la
monotonia e il tedio del repertorio (dice lui) si è aggregato, con la sua chitarra, a una banda di
rockettari urlanti che si esibiscono di notte in taverne di dubbia fama. Il Presidente, innato affarista,
si è offerto, durante il tempo libero, per accudire i maiali e mungere le mucche degli Zii in cambio di
porchetta e formaggio.
Franco Canale fa parte della “vecchia” schiera, lo zoccolo duro, quelli che hanno oltre vent’anni di
onorato servizio all'interno del coro. Calmo e pacato ogni tre canti circa si irrigidisce, alza la mano
per rettificare al maestro un fa diesis con un si bemolle, diverso dello spartito, come abituato nella
tradizione canora del maestro precedente. Immancabilmente Andrea lo zittisce con lo sguardo e si
torna a cantare come prima. Da tipografo esperto si è prefisso, come autopunizione, di riscrivere a
mano tutte le partiture. Il Presidente da mesi sta rovistando in casa, in soffitta, nel sottoscala, tra le
fascine del camino e nel giradischi a tromba, per ritrovare le partiture originali.
Nando Pittarello è l'ultimo tassello del settore bassi del secondo girone, anche lui alto come nella
tradizione dei nostri bassi. Presidente di una non meglio identificata Proloco dirige da indiscusso
protagonista, la bocciofila e il circolo culturale. Dopo lungo mercanteggiare per olive e spaghetti olio aglio e peperoncino, il coro è stato ingaggiato per un concerto nel suo “comprensorio”, alla presenza
delle massime autorità e di tutti gli abitanti (ventuno persone tra le quali sei nonne con rispettivi
nipoti e carrozzine). In verità il dopo concerto é stata una sorpresa fulminante, con un gran buffet di
leccornie prelibate, approntato nel campo di bocce. Il Presidente preso dall'entusiasmo ha tentato
una bocciata, la boccia rotolando é finita sullo stinco dell’assessoressa alla cultura: un disastro.
Giovanni Casetta é il primo del gruppo primi, a fianco di Nando. Il primo dei “primi” nel senso che
come lui non c'è nessuno. A parte gli occhi azzurri, quando canta da solista la sua voce t’incanta, ti
rapisce e ti trasporta lontano da ogni triste realtà. Il suo segreto è il gorgheggiare che fa ogni giorno
nel panorama lirico della sua campagna albese, tra viti, patate e fagiolini. Il Presidente, sta
organizzando i turni tra coristi, per seguirlo a passo a passo in coro nei campi, nel tentativo di
migliorare le prestazioni vocali del gruppo e ricavare verdura fresca per i dopo concerti.
Franco Bozzalla non demorde mai. Canta con una precisione svizzera e una pazienza certosina nel
correggere e sopportare le dissonanze gratuite dei coristi che lo circondano. Come superesperto di
calorie alimentari, propone a tutti certi intrugli maleodoranti che, secondo lui, sono l'ultimo ritrovato
scientifico per ridurre i grassi. Il Presidente ne ha subito richiesto una damigiana, come campione
senza valore, e ne propina due cucchiaiate ad ogni corista che devia dai paletti.
Paolo Ferrandi affianca Franco e dopo quasi dieci anni di onorato servizio è uno dei pochi che
confonde il dialetto provenzale con il veneto, meritandosi ecchimosi ed abrasioni alla milza per le
gomitate ricevute ad ogni nota sbagliata. La natura però gli ha donato una particolarità unica nel suo genere, ha i capelli neri e la barba bianca. Lui giura che é tutto naturale. Il Presidente però, dopo un
sondaggio tra i coristi, con uno stratagemma é riuscito a strappargli tre peli dalla barba, che si riserva
di analizzare, per poi pubblicizzare su riviste specializzate, oltre all'eccellenza musicale, anche le peculiarità scientifiche del coro.
Djalma Pregnolato inizia il gruppo dei secondi di seconda fila. È il "jolly" del gruppo perché a secondo del suo umore canta indifferentemente, con eguale maestria, sia da tenore primo sia da tenore secondo. Per questo il maestro lo premia con qualche parte da solista, nell'imbarazzo della
scelta. Il Presidente ha cercato più volte negli ultimi vent'anni di venderlo, per rimpinguare la cassa,
a diverse compagnie di operetta e cabaret, ma a tutt'oggi é ancora in attesa di risposte.
Adriano Pegolo è l'ultimo della sezione secondi, é l'ultimo dei coristi ed è l’ultimo rimasto dei
fondatori. Questo non vuol dire che sia il meno dotato vocalmente, anzi è uno dei migliori della
compagnia, tant’è che é anche il presentatore ufficiale di notevole successo. Ha solo un piccolo
difetto: non sorride mai. Il maestro disperato, gli sorride, agita le braccia, saltella e sgambetta
sorridendo nel dirigere, sperando di vedere almeno una “smorfia” ambigua di piacere: nulla, Adriano
non sorride! Il Presidente, che conosce ogni cosa e si sacrifica per il bene comune ogni settimana, con
grande sofferenza si procura, prima delle prove, una o due pubblicazioni di vignette in bianco e nero
da illustrare; a quella vista gli occhi del "pensionato tipografo" Adriano s’illuminano, lucidi per l'emozione, i baffi fremono di gioia e finalmente le labbra si schiudono in uno smagliante sorriso.
Il campanile scandisce mezzanotte, è finito l'ultimo canto e il maestro, stravaccato sulla scrivania,
pallido e con gli occhi gonfi e annebbiati dalle lacrime trattenute per lo sconforto e stravolto per la
fatica, congeda i coristi con le ultime forze rimaste e un mesto sorriso: grazie ragazzi anche stasera
mi avete fatto felice!

Riccardo Ciocchetti
tenore primo e presidente del Coro Alpette

 A Giovanni Arpino

Lo abbiamo incontrato, non senza affanno, in una sera della sua Torino dove il vento di primavera parlava di vita.
Ci mise subito a suo agio e con pazienza, con allegria e persino con affetto ci ha saputo ascoltare.
Commentando i nostri spunti ne trovò la giusta misura e ne venne fuori "L’uomo e il Coro", dono spontaneo e sincero di bellezza assai rara.
Egli era una voce “fuori dal coro “ ma nel suo intento ha saputo dare colore di leggenda al reale.
Ha saputo donarci la testimonianza di una realtà tanto più vera quanto meno appariscente.
Le parole di L’uomo e il Coro non si lasciano seppellire e rappresentano, per noi del coro Alpette,
il messaggio più alto di Arpino.
E ora al posto delle sue parole ecco anche le nostre che parlano di lui al passato.
A Giovanni Arpino che ci ha dato molto, cui non riusciremo mai a dire completamente grazie, vogliamo ricambiare il saluto più forte in questa sera di canti.

Walter Gonzi
scrittore

Il Coro Alpette

Desidero narrarvi la follia
che nel '66, all'improvviso
colse un signore che, sereno in viso,
volle "rendere corporea l'armonia"
Giovanni Uvire, come un buon pastore,
attorno a sè raccolse un po' di gente
e poi così, come fosse niente,
li iniziò al canto, con immenso amore.
Piallando alcune voci un po' incrostate,
lavorando di lima e di scalpello,
riesce a cesellarlo così bello
che il Coro inizia a far molte serate.
Più passa il tempo e più c'è la fusione
di voci e d'anime. Che meraviglia!
Ormai son diventati una famiglia,
uniti da medesima passione.
Girano in lungo e in largo per l'Italia
portando il loro canto popolare
in ogni luogo, facendosi apprezzare
per l'armonia piacevole, che ammalia.
Quindi i concerti. Quelli in Amicizia
(se ne contano ormai già trentadue),
e pure gli altri, tra il somaro e il bue,
che a Natale ci portano delizia.
Passano gli anni e l'alleanza aumenta,
e le voci diventano un cemento
per quei "ragazzi", tra cui l'affiatamento
in tutto questo tempo non rallenta.
Ma il tempo, che è un tiranno, nel suo andare
si rapisce qualcuno dei coristi.
Quelli che restano cantano più tristi,
perché è impossibile dimenticare.
Poi giunge un tempo di trasformazione,
e dall'inizio del duemilaotto
la guida è consegnata a un giovanotto
che li dirigerà con convinzione.
Il Maestro Ferrero, il Coro Alpette
conduce in modo amabile e sicuro,
guardando sia al passato che al futuro,
per farli ascendere sulle alte vette.
E' una bella esperienza, io direi:
si alternano le gioie con gli affanni.
Da allora se ne son volati di anni...
a contarli son già quarantasei!
E oggi Giovanni, nume tutelare,
segue dei suoi "ragazzi" il dolce canto
da spettatore, senza alcun rimpianto,
perché amici li seppe modellare.

Novembre 2012

Associazione
Coro ALPETTE di Torino
Via Alighieri, 33 - 10071 BORGARO (TO)

Sede prove
Oratorio
Parrocchia Gesù Operaio
via Ternengo, Torino    

Contatti

Email:
presidenza@coroalpette.org
segreteria@coroalpette.org 
Telefoni:
Presidente R. Ciocchetti 3357204724
Segretario G. Carbonere
349 31 91 700